L’ospitalità e il rito del tè: un’italiana in Iraq

L’Iraq è un paese meraviglioso, ricco di storia, cultura e persone con un forte spirito di ospitalità. Il simbolo per eccellenza di tale accoglienza è il, nello specifico quello nero, come lo è il caffè per noi italiani.

Lavorando in Iraq come archeologa due mesi l’anno, capita spesso di essere invitata, insieme ai miei colleghi, a casa delle famiglie dei nostri collaboratori locali e beneficiare della loro gentilezza.

Dopo aver lasciato le scarpe fuori dalla porta, ci accomodiamo su dei bellissimi cuscini damascati, a volte sul tappetto, e dopo pochi minuti ecco arrivare un vassoio con dei piccoli bicchieri di vetro colmi fino all’orlo di tè bollente (l’abbondanza è un altro segno di cortesia verso l’ospite).

Tale bevanda ha un sapore molto forte ed amarognolo ma ad essa viene aggiunto dello zucchero (tantissimo zucchero direi) di cui gli iracheni sono grandi consumatori. Delle volte all’ interno del bollitore vengono aggiunti i semi di cardamomo che aggiungono alla bevanda un tocco in più! Solito è non servire il tè ad una persona che fa visita a ridosso del pranzo o della cena poiché significherebbe che si sta invitando l’ospite a non trattenersi a lungo.

Quello del tè è un momento sociale e di unione, accompagnato molte volte da un buon narghilè alla menta!

Marta Zingale – archeologa

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