Lo psicologo online: vantaggi e limiti della psicoterapia a distanza

Quando si pensa allo psicologo e/o psicoterapeuta, l’immagine che subito viene alla mente è quella di una stanza con un lettino in cui il paziente è disteso e il terapeuta è in ascolto alle sue spalle.

Seppure negli anni siano nati tanti approcci terapeutici e l’idea del lettino è stata abbandonata, dando vita a nuovi modi di stare in stanza, la fantasia è sempre quella di essere in uno spazio condiviso in cui si costruisce una relazione terapeutica.

Ma, il lavoro online si è sempre più diffuso anche in questo mondo, prendendo sempre più spazio soprattutto in questo periodo in cui il “contatto” sarebbe stato pericoloso. Ci siamo dovuti reinventare molto più di quanto immaginassimo perché è stato faticoso anche per gli psicologi adottare un nuovo strumento di lavoro che non fosse rappresentato dalla presenza, dalla vicinanza e da un setting condiviso. Quella con lo Psicologo e/o Psicoterapeuta è l’ultima delle relazioni che si pensa in questi termini tecnologici, eppure è possibile.

Ci sono colleghi che ancor prima dell’emergenza lavoravano anche con questa formula, a molti altri, me compresa, questo passaggio ha richiesto un ripensamento delle modalità di lavoro ed imbattersi in qualcosa di nuovo. Nella terapia online, le questioni da tener bene in mente sono numerose e diverse rispetto alle modalità “vis a vis”.

Prima di tutto la privacy, non solo quella in termini legali e legata alla sicurezza delle piattaforme (ovviamente va utilizzata quella più sicura), ma anche riferito al poter trovare un proprio momento di riservatezza nel contesto in cui si vive. Aspetti che nello studio professionale, non sussistono perché quella riservatezza è garantita. Ad esempio, le persone che non vivono da sole e magari anche in spazi non ampi, non sempre riescono a trovare quel momento di riservatezza senza interferenze; alcuni infatti hanno sospeso la terapia.

Per altre persone invece, la terapia online richiedeva troppe competenze informatiche ; altri ancora semplicemente perché non si sarebbero sentiti a proprio agio; per altri, al contrario, fare terapia da casa è stato comodo.

Nella terapia online, è condiviso solo il tempo, ma non lo spazio. Gli elementi di distrazione sono maggiori e questo dipende da tanti fattori, come ad esempio ricevere messaggi mentre si è in colloquio, soprattutto se si utilizza whatsapp, o semplicemente il campanello di casa o altri fattori che sicuramente in queste condizioni possono sfuggire maggiormente al controllo.

L’impegno è quello di mettersi nella migliore condizione possibile affinché le variabili interferenti siano ridotte al minimo o nulle. Un altro cambiamento è che prima il paziente era in sala d’aspetto ed entrava all’ora stabilita, con questa nuova modalità, cambia anche il modo di iniziare la terapia. Chi chiama chi? In realtà non c’è una regola stabilita, ogni professionista agisce come ritiene più opportuno.

Non vediamo la persona per intero, ma spesso solo il volto o al massimo ci vediamo seduti, quindi cambiano anche le informazioni alle quali abbiamo accesso.

Inoltre, nella terapia online potremmo non solo sentirci più osservati ma non abbiamo nemmeno certezza che la persona dall’altra parte stia guardando proprio noi. Lo stesso dubbio vale per la persona che è in videochiamata con noi.

Questa formula di lavoro non va bene per tutti ed in alcuni casi non può essere utilizzata a lungo, dipende sempre dalla situazione, dalla persona.

In questo periodo di emergenza, alcune persone sono state seguite online, sapendo che poi sarebbero ritornate in studio. Altre hanno utilizzato questa formula per ricevere supporto psicologico per affrontare questo periodo, ma non è una modalità di prima scelta per lo Psicologo/Psicoterapeuta.
Sicuramente questo diverso metodo di lavoro ha richiesto un nuovo modo di stare insieme e in relazione, non solo per il terapeuta, ma anche per il paziente.

Dott.ssa Giulia Santomauro, Psicologa

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