“Vedere l’universo attraverso gli occhi di un Altro”: il grande regalo dell’Alterità

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l’universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d’altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è.
(Marcel Proust)

Questa celebre frase di Marcel Proust mette in evidenza l’importanza dell’alterità. Chi è l’altro? Che relazione ho io con l’altro che mi si presenta di fronte? Come mi comporto con quell’alterità che mi mette in discussione?

L’Altro è sempre un mistero, è difficile capire gesti, pensieri e comportamenti di chi ci sta di fronte. L’Altro è anche colui che ci pone delle domande, che ci fa riflettere su noi stessi, sui nostri limiti e le nostre capacità.

Il mistero dell’Alterità è uno dei più grandi misteri della vita perché ci pone di fronte all’Altro ma, inevitabilmente, anche a noi stessi. La relazione con l’Altro non è mai a senso unico, è sempre una relazione a due. Se così non fosse l’Altro non esisterebbe per l’Io ma nemmeno l’Io esisterebbe per l’Altro. Capiamo quindi come la relazione sia importante: ma quale tipo di relazione? Qual è il momento d’incontro tra l’Io e L’Altro?

Ne Il Tempo e L’Altro, un’opera straordinaria di Emmanuel Levinas – filosofo del novecento- egli afferma che “il tempo è la relazione stessa del soggetto con altri” e aggiunge: “è banale dire che non esistiamo mai al singolare. Siamo circondati da esseri e da cose con cui ci teniamo costantemente in relazione”.
La relazione tra soggetti avviene nel tempo, è nel tempo delle cose, della vita che noi ci incontriamo e ci confrontiamo con l’Altro.

Nella nostra società però questo tipo di relazione sembra svanire o comunque risentire di grosse difficoltà e questo perché, molte volte, incontriamo l’Altro ma non lo riconosciamo o non lo vogliamo riconoscere. È più facile instaurare relazioni superficiali e veloci , veloci come il tempo in cui abitiamo, perché si presentano meno impegnative e meno compromettenti. Entrare in relazione con l’Altro significa anche, e soprattutto, mettersi in relazione con se stessi e, forse, è proprio la relazione con se stessi, con le proprie paure e le proprie debolezze la cosa che spaventa di più.

Nella società di oggi le relazioni virtuali prendono il sopravvento su quelle reali, è più facile interagire attraverso i social piuttosto che di persona. Il dialogo viene meno e diventa sempre più difficile interagire con le persone. Si perdono le espressioni, gli sguardi, le carezze e il contatto fisico, elementi che rendono speciale la relazione.

Incontrarsi con l’Altro, nel tempo con l’Altro, permette di scoprirsi, di conoscersi e di riconoscersi attraverso lo sguardo altrui. È attraverso l’incontro e il dialogo che possiamo cambiare prospettiva su noi stessi e sul mondo e quindi torniamo alla frase iniziale e siamo tenuti a dare ragione a Proust quando dice che il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori ma nel possedere altri occhi.

Dott.ssa Francesca Giannaccini

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